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Lega Italiana contro i Disturbi d'ansia,
da Agorafobia e da attacchi di Panico


IL PERCHÉ DI UNA QUOTA ASSOCIATIVA
(alcune valide ragioni per sostenere un'associazione di pazienti)


Col nuovo anno che sta per cominciare, inizia la campagna di tesseramento per la nostra associazione e, come ogni anno, siamo assaliti dal dubbio che questa non abbia il successo che ci aspettiamo con il quale potremmo realizzare, anche per il prossimo anno, i programmi associativi. Un osservatore esterno alla Lidap potrebbe obiettare che non dovrebbero esserci motivi di preoccupazione, se pensiamo di aver lavorato bene nel corso dell’anno che sta finendo! Effettivamente tante cose sono state fatte e a tante abbiamo messo mano, ma siamo un’associazione di pazienti con problemi di ansia per cui, ci vien da dire, che le nostre preoccupazioni in merito siano quasi un “dovere istituzionale”.


Fuor di battuta, in realtà, verifichiamo ogni anno una grande difficoltà a realizzare gli obiettivi del tesseramento sia nella conferma dei vecchi associati che nell’affiliazione dei nuovi, per non parlare, poi, delle donazioni di vecchi e nuovi sostenitori. Il tutto contornato da fenomeni che, con difficoltà, riusciamo a spiegare: ogni anno vi è un ricambio di associati che supera il 30% del totale, il rinnovo degli associati dell’anno precedente, che dovrebbe concludersi entro la fine di febbraio, si protrae spesso fino all’estate, persone il cui tenore di vita è sicuramente lontano dalla povertà lamentano difficoltà a versare la quota annuale, altri che sostengono senza batter ciglio costi non indifferenti per psicoterapie individuali non si sentono impegnati a spendere i pochi euro per associarsi alla Lidap. Non è nostra intenzione stilare classifiche o esprimere giudizi sui “buoni e i cattivi”, non è nel nostro costume! Però vogliamo capire e vogliamo dare un significato non banale a comportamenti che ci appaiono inconsueti.

È possibile che alla base di tutto ci sia un equivoco sul significato e sul valore della quota associativa annuale, che non può essere il ticket a fronte di un servizio che ci viene erogato; come non è il compenso che si versa per una prestazione professionale di cui usufruiamo! Chi arriva alla Lidap non è un utente e chi li accoglie non è un dipendente nello svolgimento delle proprie mansioni: lo stato di associazione di pazienti, quale noi siamo, non prevede un simile rapporto! Invece presuppone una condizione di parità in cui si incontrano coloro che si trovano in difficoltà con chi lo è stato. Quando i nuovi associati arrivano ai nostri incontri di accoglienza cerchiamo sempre di chiarire questo concetto: non offriamo una medicina, una cura e nemmeno una terapia che porterà a una guarigione automatica e miracolosa ma una seria opportunità affinché, con la propria attivazione nei gruppi di auto-mutuo aiuto o nell’associazione, si possa intraprendere un percorso di benessere e guarigione.


Ma allora cos’è questa benedetta/maledetta quota associativa? Da quanto sopra illustrato e per i principi costitutivi della nostra associazione crediamo possa essere solo l’imprescindibile testimonianza di appartenenza e condivisione a un’idea di crescita, rappresenta l’adesione a un progetto che coinvolge, sulla strada del benessere, noi e tutti coloro che vogliono starci, l’espressione della volontà di dare ad altre persone in difficoltà la stessa opportunità che è stata data a noi! Chi cerca di dare all’adesione alla Lidap altri significati dimostra di non averne capito lo spirito e il progetto! Diventare soggetti della propria guarigione comporta un’assunzione di responsabilità a tutto campo che non può ammettere la deroga di un atto tanto semplice quanto significativo come è il versamento della quota associativa. Da questo, forse, si può capire quanto sia difficile e imbarazzante sollecitare la concretizzazione di una simile adesione…

Siamo consapevoli che anche l’operare associativo di chi si attiva nella Lidap abbia potuto generare l’equivoco di fondo sul significato della quota associativa. A volte, sbagliando, ci siamo posti al di sopra di chi ci chiedeva aiuto pensando che costoro dovessero essere utenti di qualcosa e non compagni di un percorso da fare insieme. Ma crediamo che, principalmente, sia sorto spontaneamente nel vivere sociale di tutti noi dove i rapporti sono, per forza di cose, primariamente condizionati da regole di mercato, rapporti umani compresi, dove c’è quasi sempre qualcuno che dà e qualcuno che riceve e dove c’è solo da stabilire il prezzo della prestazione.


Non ci poniamo l'obiettivo di rivoluzionare il mondo in cui viviamo, non ne saremmo capaci e non è nei nostri compiti ma, certamente, vogliamo dare testimonianza che esiste una diversa modalità di relazione per la quale sentirci orgogliosamente parte di un’associazione di pazienti come la nostra che dà valore e dignità a questa diversità.